VINCENZA PASTORE

Dove sei: Homepage > Promozione > Artisti e compagnie > VINCENZA PASTORE

VINCENZA PASTORE

Attrice professionista, regista, performer, clownpuppets, speaker, formatrice di teatro e yoga, facilitatrice di drumcircle. Conduco percorsi di formazione nell’ambito del teatro e dello yoga in contesti sociali, aziendali, scolastici, collaborando con associazioni, enti e cooperative sociali. Realizzo e sviluppo progetti di intervento pubblici specifici e progetti di teatro sociale di comunità, portando avanti un mio percorso di ricerca e produzione artistica nel campo della arti performative e del teatro, realizzando diversi spettacoli con l’uso di diversi linguaggi che vanno dal video, all’arte figurativa, alla danza.
Frequento la scuola Quelli di Grock, Campo Teatrale e l’Ecole des Femmes diretta dal Maestro pedagogo Jurij Alschitz ed il Master Danza Musica e Teatro organizzato dal Teatro Due di Parma. Ho partecipato inoltre al Master di specializzazione di Alta Formazione: al Teatro Eliseo di Roma, al Piccolo Teatro e all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Tutto ciò mi ha permesso di incontrare differenti maestri e registi. Ho studiato inoltre con Cesar Brie e Mamadou Dioume e ho frequentato diversi laboratori con Danio Manfredini, Beppe Navello, Ascanio Celestini, Cristina Pezzoli, Claudio Morganti, Rafael Spregelburd, Motus, Teatrino Clandestino, Abbondanza Bertoni, Fanny Alexander, Eugenio Allegri, Boso, Paolo Nani, Ricci e Forte e molti altri ancora. Ho partecipato per tre anni al festival della Biennale Teatro di Venezia, che mi ha dato la possibilità oltre che di incontrare grandi maestri internazionali anche di poter essere parte delle loro creazioni di studio, tra cui la performance con il regista drammaturgo Rodrigo Garcia. Da viaggiatrice mi sono appassionata alle arti performative indiane, ho partecipato al Festival Potlach di Fara Sabina tra Oriente e Occidente e all’international Women’s Performing Arts Festival a Kolkata in India.
Ho collaborato sia per Teatri indipendenti che Teatri Stabili ed ho collaborato con diversi registi tra cui: Renzo Martinelli (Teatro i) Davide Iodice (Teatro Stabile Napoli), Leo Muscato (Teatro Stabile Marche), Serena Sinigaglia (Teatro Atir), Andrea De Carlo (Arena del Sole), Simon McBurny (Scala di Milano), Renato Sarti (Teatro della Cooperativa), Gigi Dall’Aglio, Balletto Civile Michela Lucenti (Teatro Due di Parma), Sergio Ferrentino Radiodrammi Rai2 Teatro Filodrammatici, Massimo Luconi (Festival di Radicondoli), Emilio Isgrò, Fabio Sonzogni (Teatro Out Off), Compagnia dell’Uovo e Stabile dell’Aquila,Compagnia Odemà (Cile), Oblò dell’Oblio (Emirati Arabi), Claudio Autelli (Teatro Litta), Gianni Lamanna, Teatro del Singhiozzo, I Bugiardi, Compagnia Tac Teatro, Campo Teatrale, Associazione Quinta Parte, OppArt, Manovalanza, Teatro dell Formiche, Mercedes Martini (Teatro Coccia di Novara) ed altri ancora.
Ho vinto la Menzione Speciale al Concorso Nazionale Premio alla Vocazione Hystrio nel 2007.
Vincitrice del Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2008 presso Accademia Civica Nico Pepe.
Seconda al Premio Nazionale Attrici “La Parola ed il Gesto” di Imola 2007 .
Vincitrice del Premio del pubblico e seconda classificata al Concorso Perla del Tigullio di Genova 2012.
Vincitrice del Premio della Stampa e del Premio Iterculture al Festival Interculture di Catania 2013 con il corto “No potho reposare”.
Vincitrice del Festival Atto II Linguaggicreativi 2017 come Miglior Spettacolo votato dal pubblico con Confessioni di Una Donna Arbitra.
Vincitrice del Bando Expolis ed Arci Nazionale Teatro in Scena 2020 con “La vita come un canto”
Collaboro con il gruppo musicale Jurnatèr e Ignazio Pepicelli, autore e antropologo, nel recupero della tradizione popolare, formando il gruppo iFabbriCantori.
Partecipo a pubblicità, corti, documentari, video aziendali promozionali o formativi, sia come speaker che come attrice, collaborando con la Umbria Philms e con agenzie di eventi e comunicazione.
Ho lavorato come mimo per la Scala di Milano.
Sono clown di corsia presso gli ospedali e svolgo da diversi anni missioni umanitarie (India, Palestina, Africa), utilizzando lo strumento teatro e musica come ponte di unione e connessione.
Ho studiato pianoforte e fisarmonica, danzo pizzica tarantella, mazurka e tango. Suono l’harmonium e la tanpura e sono iscritta al terzo anno al Conservatorio di Musica Extraeuropea ad indirizzo indologico a Vicenza, studiando ed appassionandomi alla Danza Katakh.

Spettacoli

LA VITA COME UN CANTO

Canto | Clown | Giocoleria | Mimo | Musica | Teatro di Figura | Teatro | Teatro delle Ombre | Circo | Raccontastorie | Burattini |

LA VITA COME UN CANTO

Pagina promozionale spettacolo

Video spettacolo

Tutela SIAE:

Uso musica: Sì, registrata

Musica tutelata:

Lo spettacolo evoca i personaggi delle canzoni di Gabriella Ferri: gente comune, gli ultimi, gli invisibili..Storie vissute che paiono favole. O favole che paiono storie vissute. perché tutto possa ripartire dove non è mai iniziato. Come un film rivisto al contrario, uno scorrere controcorrente la fiumana più riposta del destino. E comprendere la differenza che passa fra memoria e ricordo: la memoria del tempo, il ricordo di un attimo.
SINOSSI
Anima e arte sono imprescindibili in Gabriella Ferri, esperite entrambe dal basso, senso degli umili per una vita consumata come uno stornello anch’esso. China sempre a cogliere le gemme purissime della cultura proletaria e della strada come fiori purissimi. Rabbia la sua voce fatta di unghie sui vetri, sacco riempito degli schiaffi che il destino riserva a chi non ha voce, se non la sua.Per una musica diventata specchio non deformante della sua anima appassionata e diffidente. Per una vita diventata uno stornello anch’esso. Lamento dei piccoli che poi è il suo stesso lamento, debole e piccola come loro nonostante il successo a un certo punto senza paragoni in Italia. “Arte? Ma quale arte! So’ ‘na poveretta. Siete voi che ve state a freme pe’ tanto poco!” Il resto non è che un mare senz’acqua, impossibile da navigare. Nella quotidianità delle vie di Roma “La vita come un canto” li rievoca quegli ultimi. Storie vissute che paiono favole o favole che paiono storie vissute.Perché è lei, come Gabriella Ferri, che le rende in carezze strappate dietro al sipario come a un torero la mantilla. Clown che si raccontano raccontandolo il circo della vita. In costume e colori, girandole e rulli di tamburi. Per una scena che affonda radici nella parola narrata e non cantata - unicità assoluta nel panorama degli omaggi a Gabriella Ferri - resa nella stessa disposizione in cerchio della scena e degli spettatori. L’arena della sua anima, ove quasi non si dà spazio al respiro. Tentativo scenico che risiede nella volontà di estrapolare dalla profondità della dura roccia dell’esistenza i diamanti dell’umile vivere, per riservare alla voce delle loro voci il fondo dell’esistenza. È il miracolo del narrare, il miracolo del circo in cui ci si muove come in passi di danza, anche lei addormentata sul suo giocattolo a incontrare il cielo. Delle scarpe e un pupazzo, una bicicletta e una radio. Tutto dentro il tempo, dentro il canto, dentro il racconto. Se pure la canzone non manchi. Affidata però esclusivamente alla voce stessa di Gabriella, angelo e demone che si fonde infine con quella dell’attrice che la evoca tra i fumi sognanti della scena circense. Sono gli arpeggi felliniani della sua chitarra suonata poco, in un cantare leggero, privato della paura. Come un film rivisto al contrario, un controcorrente scorrere la fiumana più riposta del destino. E comprendere la differenza che passa fra memoria e ricordo: la memoria del tempo, il ricordo di un attimo.È l’ombra dell’ossessione che va avanti da sola. Perché, a conoscere la risposta, che scopo hanno le parole di cercarla.
NOTE DI REGIA
Un circo abbandonato riprende vita grazie all’ ingresso di un ciabattino che porta alla ribalta sette paia di scarpe. Con la sua bicicletta 
roulotte, una radio e altri oggetti , egli racconta e interpreta sette personaggi , attrazioni circensi del suo mondo poetico. Tra costumi, pupazzi e colori,   la parola narrativa attraversa la spirale emotiva   che ha declinato molte delle canzoni di Gabriella Ferri. L’omaggio alla grande artista scomparsa tragicamente, vuole uscire dal tributo concerto ed affondare le sue radici nell'anima della "diva del popolo".  E’ proprio la dimensione evocativa, così lontana ma così  vicina alla vita, che riconsegna le emozioni e le sfumature poetiche della cantante, senza 
dare spazio al respiro, ma solo alle note, alle  parole  non urlate e ai protagonisti delle sue canzoni . Infatti è la voce stessa di Gabriella, angelo e demone, a fondersi  con quella dell’ attrice che la trascina in
scena  tra  fumi  e giochi circensi. Un piccolo  arpeggio felliniano dedicato alle povere cose e alle grandi emozioni. Sarà solo la notte a spegnere   le luci del circo e  a riportare a casa Gabriella,   nel battito concreto di un’ultima carezza.

Genere: MONOLOGO DI PROSA E TEATRO DI FIGURA

Durata spettacolo: 70 min.
Tempo montaggio: 20 min.
Tempo smontaggio: 20 min.