Teatro Nucleo

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Teatro Nucleo

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Teatro Nucleo è un ente di produzione, formazione, ricerca teatrale, riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna, con sede a Ferrara.
Fondato nel 1974 a Buenos Aires da Cora Herrendorf e Horacio Czertok con il primo nome di Comuna Nucleo e stabilitosi definitivamente a Ferrara nel 1978, è oggi una realtà composita dove diverse progettualità artistiche operano sul territorio cittadino, nazionale e internazionale, una cooperativa teatrale dove i fondatori e le nuove generazioni di attori e registi operano in sinergia con altre realtà associative e istituzionali.

Le produzioni maggiori del Teatro Nucleo sono destinate alla rappresentazione in spazi aperti.
L'opera di maggiore successo – con cui il Teatro Nucleo viene talvolta identificato – nonché la più
apprezzata dalla critica, è Quijote! (1990), drammaturgia per spazi aperti di Horacio Czertok dal
romanzo omonimo di Cervantes, per la regia di Cora Herrendorf.
È stato replicato in circa 300 città in diciotto paesi del mondo.
Una tappa storica della compagnia fu l'evento Mir Caravane (1989), “Villaggio Teatrale Itinerante”
impegnato in un lungo viaggio nei paesi dell'Europa dell'Est, sull'onda di entusiasmo per l'apertura
dei paesi dell'Est europeo. Il convoglio comprendeva altre otto compagnie con più di duecento
attori, un centinaio di camper e roulotte, quattro tende-teatro che ospitavano quattromila spettatori
per volta. Tra i successi è lo spettacolo Mascarò, regia Cora Herrendorf e Horacio Czertok, (1995),
dramma basato su un romanzo di Haroldo Conti, scrittore argentino vittima del golpe militare.
La compagnia attualmente gestisce in concessione esclusiva dal comune di Ferrara il "Teatro Julio
Cortazar”, edificio situato a Pontelagoscuro vicino alla riva del Po nella periferia a Nord di Ferrara.
Dal 2005 gestisce il Laboratorio teatrale presso la Casa Circondariale di Ferrara, e i laboratori
teatrali per i pazienti del Dipartimento di Salute Mentale di Ferrara nell'ambito del progetto
regionale Teatro e Salute Mentale.
Nel 2015 il Teatro Julio Cortàzar, sede del Teatro Nucleo a Pontelagoscuro, diventa sede di residenze artistiche multidiscplinari, con il progetto “Cose Nuove” grazie al quale iniziano a circuitare a Pontelagoscuro compagnie di danza, circo, teatro contemporaneo .
Dal 2013 organizza a Pontelagoscuro il Totem Arti Festival, festival di teatro e arti performative molto incentrato sul coinvolgimento della comunità locale.

Teatro Nucleo vede il teatro come strumento di evoluzione sia per lo spettatore che per l’attore. Focalizza la sua attenzione sulla relazione che si crea tra questi curandone gli aspetti più intimi. E’ questa un’ottica trasversale che permea il suo agire: nelle produzioni, nella formazione, nella direzione artistica. Non vede un pubblico preferenziale, identifica nell’essere umano di qualsiasi genere, etnia, età, classe sociale un possibile interlocutore. Da un imperativo di giustizia elementare e dall’idea che proprio in costoro è possibile trovare nuova linfa e nuovo senso all’arte, è spinto a rivolgere grande attenzione a tutti gli esclusi dalla fruizione e dalla produzione artistica. Su questa rotta orienta la sua costante ricerca di un linguaggio quanto più universale orientato dal motto: ora e qui!

Spettacoli

DOMINO

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DOMINO

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Tutela SIAE: no

Uso musica: Sì, registrata

Musica tutelata:

DOMINO – WORK IN PROGRESS

Spettacolo di Teatro per gli Spazi Aperti – Produzione Teatro Nucleo 2017/2018 col sostegno di Regione Emilia Romagna e Mibact

primo studio - Torino Festival Differenti Sensazioni 10 Novembre 2017
work-in-progress - 11 maggio a Modena Festival TRASPARENZE /18 maggio , Ferrara
20 giugno - Bologna c/o Bè-Bologna Estate


regia Natasha Czertok con Annamaria D’Adamo, Daniele Giuliani, Marco Luciano, Martina Pagliucoli, Veronica Ragusa, Chiara Venturini, Natasha Czertok musiche The Busy Bee, Balanescu Quartet,Steve Reich,Alessio Bettoli,Alfonso Santimone scenografie Teatro Nucleo , RedoLab artigiani del riutilizzo, Luca Bernasconi sartoria Chiara Zini inserti video Anne Corporaal Parte tecnica Alessio Bettoli, Franco Campioni

foto di copertina : Chiara Ferrin (Festival Trasparenze - Modena)
foto di scena : Daniele Mantovani, Francesca Marra

Si ringraziano lo studio Animalhouse e Sonica di Ferrara e il service Suono e Immagine di Ferrara



la dittatura perfetta avrà le sembianze di una democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire.

A. Huxley



Nel presente distopico di DOMINO, calzante metafora teatrale del presente che quotidianamente viviamo, non ci sono buoni e cattivi, i personaggi si muovono come pedine di un gioco crudele, freddi ingranaggi e funzioni di un sistema perverso che sembra non lasciare scampo.

Cuore del gioco è un misterioso meccanismo di selezione al quale sono sottoposte le quattro donne protagoniste, sorvegliate e condotte attraverso le varie fasi del processo da tre guardie dal sorriso perenne e inquietante.

Sulla scena si staglia un parallelepipedo metallico, un cubo misterioso e criptico, allegoria di un potere sempre più difficile da identificare e quindi sovvertire, che scandirà le fasi della selezione che porterà alla scelta di una delle quattro concorrenti/prigioniere.

Le fasi che il “monolito” impone sono :

1 l’ammissione delle concorrenti/prigioniere alla selezione

2 il contratto di accettazione dei termini di partecipazione

3 la gara di odio

4 la selezione

Uniche regole della gara:

Vietata ogni forma di solidarietà;

Vietata ogni forma di ribellione e criticità ai meccanismi del sistema di selezione;

Ma non sempre tutto fila liscio, e anche in questa glaciale, ferrosa, acida atmosfera l’”umano” è sempre sul punto di emergere,… sbocciare, costringendo le guardie a sedare con violenza quasi impercettibile per quanto finemente subdola, ogni “sintomo” emotivo, ogni inceppo che potrebbe causare l’arresto del sistema di selezione, e alla fine, per quanto le quattro concorrenti provino a resistere, a difendere le proprie visioni e le proprie speranze, il sistema terminerà il suo lavoro, otterrà la sua nuova adepta, con una prassi tranquilla, lineare,… agghiacciante.

Ma si sa che i sogni sono qualcosa che raramente si riesce a distruggere del tutto, si sa che un sogno è un germe positivo, una gemma capace di vivere senza terra, senza acqua, senza sole, qualcosa che può restare dormiente per 10, 100, 1000 anni, e che alla fine tornerà a splendere, costruire, irradiarsi, respirare.

Traendo ispirazione da romanzi quali ‘1984’, di Orwell, ‘Il mondo nuovo’ di Huxley, ‘Il racconto dell’ancella’ di Margaret Atwood DOMINO vuole portare l’attenzione, tramite un linguaggio multidisciplinare che va dalla danza, all’uso delle proiezioni, al teatro e alla musica, sulla progressiva diminuzione di beni primari, sulla concreta, lenta e graduale perdita della libertà di pensiero, sull’innalzarsi di nuovi muri e frontiere anche sociali, sulla poesia come strumento di salvezza, sul bisogno di credere in qualcosa o qualcuno. Sulla rivolta come atto necessario.

Il nostro lavoro, strutturato attraverso una lunga ricerca teatrale, anche in chiave metodologica, non vuole fornire risposte o particolari chiavi

interpretative, la nostra pratica teatrale si basa sul concetto di “qui ed ora”, anche in relazione agli spettatori, che si troveranno di fronte ad una vicenda messa in scena che in maniera cruda (in senso artaudiano) e diretta, quanto più libera dagli orpelli e dagli abbellimenti teatrali.

In questo senso DOMINO è uno spettacolo classico, nel senso di antico. Un rituale, se vogliamo, di incontro/scontro con questioni e problematiche che troppo spesso la nostra società si rifiuta di indagare ed affrontare.

“(…) Ben venga allora quel “progress” che fa di Domino un lavoro di piazza e di lotta, di contatto sudorifero e urlato con il pubblico. Si potrà citare il modello greco del teatro come agorà politica, o la letteratura dstopica a cui attinge a piene mani (Orwell, Huxley, Atwood) ma anche con la cinematografia non si scherza e sui volti forzatamente sorridenti si stampa l’immagine di Metropolis, 2001 Odissea nello spazio (per il monolito), Schindler’s List (la bambina del finale) o quella di Fahrenheit 451.

(…) I vitalissimi Annamaria D’Adamo, Daniele Giuliani, Marco Luciano, Martina Pagliucoli, Veronica Ragusa e Chiara Venturini si denudano per dirci come i riti svuotati di contenuti diventino violenza e l’omologazione predicata da Pasolini rischi di passare più banalmente dai videogiochi. Ci piace che la voce sia extradiegetica, metallica e artificiale, fuori campo che determina e ordina. Ci piace anche che il confine tra orgia e liberazione sia tutto nelle mani degli attori. Le musiche martellanti sono di The Busy Bee, Balanescu Quartet, Steve Reich, Alessio Bettoli, Alfonso Santimone. Il copione non esiste ovviamente: le frasi sono slogan, ma in grado di forare le pareti di tanta virtualità social e fare del teatro la premessa politica al dibattito finale” (Simone Azzoni – d’Ars Magazine)

Genere: Teatro per Spazi Aperti o non convenzionali

Durata spettacolo: 50 min.
Tempo montaggio: 120 min.
Tempo smontaggio: 120 min.